martedì 30 agosto 2011

Intervista a Pink Reason (gennaio/marzo 2009)

In occasione dell'imminenente tour italiano di Pink Reason riesumo la mia intervista pubblicata su Bam! Magazine #7 ormai 3 anni fa!

Le date sono:

1.09 Torino @ Cripta 747 + Colorful Mountain
2.09 Bologna @ Elastico
3.09 Prepotto (UD) @ Hybrida space c/o agriturismo Planina
4.09 San Martino Spino (MO) @ A Minor Place festival + Mirrorism, Three Lakes, ...



Confrontarsi con se stesso è spesso operazione tragica. Lo specchio ti fissa e riflette gli anni di schifo che non ti sei lasciato alle spalle. Hai vissuto preadolescente per le strade della Siberia, in balia dell’inconcepibile, inciampando di tanto in tanto in un coma. Ti sei rialzato per poi ricadere, fino ad oggi.

Estirpare i propri incubi per nutrirsene è proprio la materia con cui l’opera di Pink Reason si è plasmata. Il dolore vivo cuce le sue tremolanti canzoni, in perenne bilico sui baratri delle trame di chitarra e la voce strozzata che l’accompagna. La discografia di Kevin Debroux è nomade nella forma. Quando, dopo l’ascolto dello sconcertante album “Cleaning The Mirror”, si crede di averlo inquadrato come folk singer, si è costretti a correggere il tiro una volta acquistato il 45 giri “Borrowed Time”, dove il suo malessere ha la voce rumorosa del post-punk più crudele. We’re living in a borrowed time, e le prime pagine dei giornali gli danno quotidianamente ragione. Nel 2006 il suo esordio autoprodotto venne notato dal boss della Criminal IQ che decise di ristamparlo, rivestendolo con una cover art esplicita, cazzuto simbolo solare di un’epoca di merda. L’iniziale “Throw It Away”, in poco più di 4 minuti, mette in guardia l’ascoltatore disattento. Non c’è più nulla da ridere. I sorrisi si ripongono nei cassetti non appena la puntina di diamante tocca un vinile di Pink Reason. Ultima sua fatica - arrivata dopo cinque 7”, un album e un CD-r uscito appositamente per un tour - è uno splendido split 12” assieme a Hue Blanc’s Joyless Ones. Gli uni eseguono due brani dell’altro e viceversa, forgiando un rumore sonico mai come ora vicino alla schiettezza rock’n’roll. Pink Reason è il nostro ciclotimico malumore.


Leggendo la tua biografia non ho potuto fare a meno di chiedermi quale sia stato il momento cruciale, l’attimo in cui hai deciso di provare a fare musica. Emotivamente è cambiato qualcosa nel corso degli anni nel tuo modo di approcciarti alla composizione oppure l’entusiasmo è rimasto immutato?

Ho tenuto il mio primo show a 12 anni. Cantavo in una band chiamata Anastasia (Anesthesia) in Kurgan, Siberia. Era da circa due anni che cercavo di fare musica ma solo attorno ai 12 anni ho iniziato ad imparare a suonare la chitarra, quando i miei compari di gruppo cominciarono ad insegnarmi i pezzi degli Grazhdanskaya Oborona. A 13 anni incominciai a registrare delle canzoni punk in maniera casalinga, utilizzando qualsiasi cosa come strumento. Costruii una batteria utilizzando la spazzatura. A 16 entrai in “vere” bands e spesi i successivi 4 o 5 anni cercando di sforzarmi di essere collaborativo, suonando perlopiù il basso e la chitarra, ma a volte anche cantando. A 20 anni, mentre suonavo in una band noise psichedelica chiamata Somnambulist, ripresi a registrare roba per conto mio, con l’intenzione di mettere in piedi un progetto solista. Essenzialmente Pink Reason è nato così. Ho impiegato un po’ di tempo prima di registrare le cose che poi sono state pubblicate. Anche Pink Reason ha attraversato varie fasi. Il mio entusiasmo nel comporre musica è molto oscillante, ma non mi fermo mai perché non è una scelta, per me: è semplicemente qualcosa che devo fare!


Mi ha molto colpito una tua affermazione secondo la quale dici che in qualche modo ti affascina l’idea alchemica di riuscire a trasformare la merda in oro. “Cleaning the mirror” e i 7” da te registrati sono opere grezze, spesso “ingenue”, motivo per il quale me ne sono immediatamente innamorato. Come ti vedi tra qualche anno? Credi che un giorno avrai voglia di affidare il tuo talento a strumenti non sgangherati?

E’ impossibile per me dirti quale sarà il futuro di Pink Reason, ma, tenendo conto che non ho ancora guadagnato nulla con la mia musica, è decisamente improbabile che possa virare verso soluzioni “professionali”. Non posseggo nemmeno una chitarra funzionante. Tutto l’equipaggiamento di cui faccio uso l’ho preso in prestito da amici, rubato o tirato fuori da qualche bidone della spazzatura. Non ho mai guadagnato abbastanza soldi per potermi comprare una chitarra o un ampli. Alla fine ciò che prendo in prestito o trovo qua e là finisce per spaccarsi, ma non ho i soldi per farlo aggiustare. L’interesse nei miei confronti ha subito un grande incremento negli ultimi due anni ma sono ancora squattrinato. Anzi, sono addirittura più al verde che in passato, perché suonare in una band rende molto difficile trovare un lavoro e sono arrivato ad un punto della mia vita in cui non voglio giocarmi tutto quello che sono riuscito ad ottenere, tornando a spacciare droga.



Gli anni che hai passato in Russia, da come ne scrivi, ad un lettore estraneo ai fatti appaiono quasi affascinanti come un romanzo, nonostante la loro asprezza. Provi mai nostalgia per alcune situazioni anche estreme in cui ti sei imbattuto?

Ovvio. Il tempo che ho trascorso in Russia ha lasciato un’immensa impronta nella mia vita. Mi ha formato come persona. Ritornando negli States mi sono trovato ad essere un totale outsider, e, nonostante questa sensazione d’alienazione si sia affievolita negli anni, non riuscirò mai a riassimilare appieno questa cultura, a causa delle esperienze vissute in Russia. Credo che la maggior parte della gente non potrebbe mai credere a molte cose che ho visto e passato da quelle parti, e anche chi crede ai miei racconti probabilmente ha difficoltà a capire come ciò mi abbia condizionato e quanto sia stato importante per me. Ho amici che sono emigrati dalla Russia e, quando ci ritroviamo a bere qualche birra assieme, le lacrime cominciano a scendere piuttosto presto non appena accenniamo alle nostre vite ed vicissitudini in quell’immensa nazione. Nonostante questa nostalgia, non penso che la soluzione sia ritornare là. Siamo costretti a portarci dietro quel tempo e quel luogo, ma non possiamo tornare indietro perché quel tempo e quel luogo non esistono più.


Risale al “soggiorno” in Russia la tua passione per Ygor Letov? Puoi spiegare ai lettori di Bam! chi era?

Mi hanno fatto conoscere Egor Letov quando stavo in Russia. Per le strade di Kurgan comprai un album dei Grazhdanskaya Oborona ed incontrai altri ragazzi che amavano la sua musica e anche quella degli Yanka Dyaglineva. Letov era un musicista, un dissidente, e molto altro ancora. Per molti di noi era una figura d’una statura mitologica. Filosofo ed eroe. Sciamano e poeta. Tramite internet i lettori di Bam! potranno trovare informazioni più obiettive delle mie su di lui. Sfortunatamente mi riesce molto difficile parlarne da quando è morto. In questo istante vorrei dire altro su di lui, ma non riesco a trovare le parole.


Contrariamente a vari gruppi che passano dalla distorsione all’acustico, tu sei partito con “ballate” scheletriche e cimiteriali e sei arrivato ad un 7” al 100% post punk, saturo di rumore, “Borrowed Time”. Le anime di Pink Reason paiono essere innumerevoli, anche a giudicare da alcune cover che esegui dal vivo. Hai idea di che impronta avrà il prossimo tuo lp?

Sono ormai a metà strada nella registrazione del mio prossimo album, e credo sorprenderà molti ascoltatori. Non saprei quale accoglienza potrà avere. Credo che in un certo modo il materiale del nuovo album sarà più accessibile rispetto al passato, nonostante alcune cose siano più sperimentali dei miei precedenti lavori.


Ormai un anno fa avevo sentito dire che avresti accantonato il progetto Pink Reason per dedicarti ai sublimi Psychedelic Horseshit, con i quali però non suoni più da tempo. Cosa è accaduto?

Nessuna tragedia o robe del genere. Quei ragazzi sono tuttora alcuni dei miei migliori amici al mondo. Penso che si sentissero a disagio ad avermi come bassista dal momento che desideravano che componessi più musica sotto il moniker Pink Reason. Non ho deciso io di lasciare la band, ma alla fine ho capito e mi sono trovato d’accordo con la loro decisione.

Siccome non suono più con loro non ho altra scelta che continuare a lavorare come Pink Reason. Sono contento di essere tornato (anche se non me ne ero mai andato). E’ molto frustrante essere l’unico membro di un gruppo. Hai tutte le responsabilità sulle spalle.


Immagino. Quali sono i pro e i contro di essere una one man band?

Una cosa positiva è che posso spostarmi e fare tour quando mi pare e piace, senza dovermi mettere d’accordo con nessun altro. Non sono legato a nessuno. Ci sono però anche molti aspetti negativi. Se voglio andare in tour sono l’unica persona finanziariamente responsabile della faccenda. Le band possono dividersi i costi del noleggio di un furgone o della stampa dei loro dischi, mentre io devo pagarmi tutto da solo. Essere l’unico membro della band mi dà molta libertà, ma a che prezzo!

Tra i tantissimi collaboratori che hanno suonato con te dal vivo, chi è il personaggio più assurdo con cui ti sia capitato di lavorare?

Probabilmente Ryan Jewell. Per quanto mi ricordi è l’unica persona non fumatrice e che non usa droghe con cui abbia mai suonato. Forse anche l’unico vegetariano. Però è un pazzo totale e lo dico con affetto. E’ di gran lunga il migliore batterista che abbia mai incontrato o che mi sia capitato di vedere live. I suoi assoli sono indescrivibili. L’ho visto suonare dei raggi di una bicicletta con un arco! Fa dei tour con dei vecchi musicisti free jazz e suona anche in un gruppo twee pop. Non smette mai di suonare, tanto che rimanere in macchina con lui per una settimana di fila finisce per risultare un tantino provante, ma nutro solo amore e rispetto per quell’uomo.


Immagino che, oltre ai brani che hai già pubblicato, tu abbia una marea di canzoni nel tuo repertorio. Quali sono le occasioni che stimolano maggiormente la tua creatività? Utilizzi la musica per esorcizzare i momenti di merda in cui a volte ti trovi a vivere oppure è un flusso continuo che non dipende necessariamente dal tuo umore?

Sono molto più creativo quando ho a che fare con situazioni dolorose. Non ne conosco il motivo, e a volte vorrei non fosse così, ma è raro che scriva canzoni quando non sono depresso. Suppongo che comporre sia per me catartico.


Sulla board di Terminal Boredom, molti mesi fa, ho letto la diatriba con il ragazzo dell’italiana Disordered Records. Mi puoi spiegare cosa è successo? Da quel che mi risulta doveva pubblicare uno split tra te e Blank Dogs…

In verità sarebbe dovuto essere uno split tra Psychedelic Horseshit e Blank Dogs. Non ho mai incontrato Rocco di persona, ma è stato veramente difficile averci a che fare. Accettammo di partecipare allo split e lui cominciò immediatamente a chiederci le registrazioni. Ci ripeteva all’infinito di dargli le nostre “migliori” canzoni e ci diceva quali erano quelle che gli piacevano dei nostri lavori precedenti, così avremmo potuto dargliene alcune a quel livello. Entrambe le bands più volte hanno tentato di spiegargli che ci sarebbe voluto un po’ di tempo per registrare i brani e che ci stavamo lavorando il più velocemente possibile. Era continuamente on-line e molto semplicemente ci infastidiva in continuazione. Aveva anche strane idee sulle dimensioni della stampa. Ad un certo punto ci disse che il disco era sold out prima ancora che gli inviassimo le canzoni! Inoltre diceva ad entrambe le band che l’altra gli aveva già mandato i pezzi. Forse non aveva capito che noi siamo amici, parliamo spesso tra noi e sapevamo che nessuno aveva spedito alcuna canzone. Alla fine, dopo un po’ di tempo, ci disse di “andare vaffanculo” perché ci stavamo mettendo troppo, dopodiché andò sul forum di Terminal Boredom a dire che non gli piaceva la nostra musica, quindi gli dovetti dare una strigliata. Magari aveva buone intenzioni e magari è una gran persona (Anche no! Nda), non lo conosco personalmente, ma ha dato l’impressione di essere un immenso coglione e consiglio a chiunque di evitarlo, anche perché è interessato solo a stampe a tiratura limitata. La mia impressione è che la sua etichetta sia una sorta di progetto vanesio che utilizza solo per assurgere a chissà quale status (Kevin ci ha visto giusto. La Disordered comunque è fortunatamente defunta mesi orsono. Nda)


Ho letto di quando sei caduto in “coma” per due giorni a causa di un’overdose. All’epoca eri molto giovane, mi pare. Ti è capitato altre volte? Quell’esperienza ha dato come frutto “solo” lo scritto che ho trovato su internet oppure ci sono riferimenti anche in qualche tua canzone?

Avevo 12 anni ed è stata la prima, e sfortunatamente non ultima, volta. Ho avuto alcune near death experiences come risultato di incaute sperimentazioni con la droga. L’ultima volta mi è capitato circa 3 anni fa, ma sono certo che non succederà più, poiché ora conduco una vita molto differente. La canzone “Storming Heaven” su “Cleaning the Mirror” non parla di un’esperienza in particolare, ma riguarda proprio questa tematica.


Dal Wisconsin ti sei trasferito a Brooklyn. Per te è qualcosa di naturale il “nomadismo”? Te lo chiedo perché qui in Italia solitamente i giovani ed i meno giovani, e mi ci metto dentro anche io, sono molto più restii ad abbandonare la famiglia ed andare all’avventura.

Ho abbandonato i miei genitori per la prima volta all’età di 12 anni, quando vivevo in Russia. Da allora sono sempre stato in fuga. Non ho mai smesso di muovermi. Per me è una cosa naturale ed insostituibile, poiché ho passato più tempo spostandomi qua e là che stando fermo in un posto.


Come andò il tour europeo che hai fatto con gli Psychedelic Horseshit?

Quel tour europeo è stato probabilmente il periodo più bello della mia vita. Era tutto quello che speravo, anzi addirittura di più. Vorrei tornare da quelle parti. Sembrava che dovessi venire assieme agli Sword Heaven in novembre, come Pink Reason, ma purtroppo non avevo i soldi per il biglietto aereo. Se qualche promoter europeo vuole aiutarmi, ne sarei contentissimo e la prossima volta mi piacerebbe passare anche in Italia, e in un sacco di altri posti. Speriamo in un futuro non troppo lontano.


I lived nervous between skin... always waiting, hoping, and praying for those pretty pink reasons...” Il nome Pink Reason ha a che fare con questi versi che scrivesti anni fa?

Wow, hai fatto davvero una ricerca da certosino! Non sapevo neanche che quella poesia fosse on-line. La scrissi tanti anni fa. Il nome Pink Reason è aperto a varie interpretazioni… preferirei rimanere vago.



In futuro pensi di ricorrere ancora alla Savage Quality Recordings oppure ti è servita solo per pubblicare il tuo primo 7” ed il demo? C’è qualche gruppo che produrresti volentieri?

Se avessi i soldi pubblicherei senza dubbio più dischi da solo. Mi piacerebbe molto. Vorrei fare uscire un 7” del mio amico Dennis Klapperich. Ha suonato la chitarra con Pink Reason per un intero tour e gli chiesi di unirsi a me proprio perché sono un fan delle sue registrazioni da solista. E’ di Algosa, WI, la stessa città di Hue Blanc's Joyless Ones. Penso che la sua musica abbia molto in comune con quella di Pink Reason e Hue Blanc, ma si distingue per merito della sua voce unica. Sarebbe bello pubblicare un disco anche ad altri artisti del Wisconsin, tipo Jaguar, The Sleds e mio cugino Jack Dillhunt. Li trovo tutti quanti molto illuminanti e non sarebbe sbagliato dire che hanno influenzato la mia musica. Ancora nessuno di loro ha fatto uscire un vinile. Mi piacerebbe porvi rimedio.


Qui dall’Italia la percezione del tuo lavoro e della tua “fama” è ovviamente distorta dalla lontananza geografica. Leggendo qua e là però mi pare di capire che attorno a te si è creato moltissimo interesse. Quanto ciò corrisponde al vero? Per te è diventato più semplice trovare locali in cui suonare? Solitamente che risposta hai dal pubblico che viene a vederti?

Ora, rispetto a tre anni fa, è decisamente molto più facile ottenere un ingaggio, ma sono ancora nella posizione di suonare in situazioni molto intime. Puoi ancora vedere Pink Reason in un sottoscala… Poco prima di lasciare Columbus ho fatto un concerto davanti a 4 persone, due delle quali lavoravano al bar e le altre due erano la band headliner. La reazione del pubblico non è sempre uguale, ma solitamente stanno fermi, osservano e poi applaudono quando finisce il pezzo. Capita che qualcuno venga a complimentarsi, ma non succede mai nulla di eclatante, cosa che invece mi faceva adorare fare concerti con gli Horseshit. Occasionalmente, dopo un set, incontro persone che si sono molto commosse e ciò mi lusinga; spesso le stesse persone finiscono per diventare mie amiche. E’ il miglior risultato possibile, conoscere qualcuno che è rimasto profondamente toccato dalla tua musica e che alla fine rimane in contatto con te. Per qualche strana ragione mi sono fatto alcuni amici a Miami, grazie alla mia musica. Ho suonato là solo una volta, ma c’è gente che regolarmente guida per ore per venirci a vedere quando suoniamo in altri posti in Florida. Commovente.


Sei solito registrare analogicamente o in digitale? Inoltre, pensi che i tuoi dischi siano un buon esempio di ciò che vuoi comunicare o senti che l’esperienza live si presti meglio per esternare il tuo estro?

Registro con qualsiasi cosa abbia a disposizione. Un quattro tracce, un otto tracce, un computer oppure tutte queste cose assieme. Non penso che un medium (live vs. registrazione) sia meglio dell’altro per quel che faccio. Sono semplicemente differenti. Ad ogni modo cambio molto i brani quando li suono dal vivo; il modo in cui li suono varia da concerto a concerto, ed è condizionato dai musicisti che di volta in volta mi accompagnano, la strumentazione ed anche l’umore.


Tu dici che “the devil always wins” ma credi che ci sia un modo per batterlo almeno una volta?

There are small victories, but in the end...


martedì 14 dicembre 2010

Vomitory goes Polidory - Vergogna, schifosi!


Martedì 14 dicembre, 2010. Nulla di nuovo.



Tracklist:

Drunkdriver feat. Catia Polidori - The accident (2010)

Child Molesters - I'm gonna punch you in the face (1978)

Action Swingers - You better keep your big mouth shut (1991)

Manuela Arcuri

Nü Sensae - New lies (2010)

Christ vs. Warhol - Dissent (2010)

Ennio Morricone - Matto, caldo, soldi, morto... girototondo (da "Vergogna, schifosi" del 1969)








lunedì 29 novembre 2010

Vomitory #20 - Nice beaver!



Era luglio. Era un anno in meno. Oggi sono molti mesi in più e Leslie Nielsen ci ha abbandonati.

Non è Vomitory a tornare, ma sono proprio io ad avere momentaneamente vinto il braccio di ferro con il tempo e la voglia di sprecarlo così.

Molta carne (o verdura, per i veg) al fuoco. Buon appetito. Anche a te, Gianni Morandi, che so essere mio assiduo ascoltatore: troverai roba di tuo gradimento.



Traccialista:

Hayvanlar Alemi - Mega lambada

Balam Acab - Sea birds (moon)

Demdike Stare - Desertic ascetic

Pumice - Heavy punter

H.O.F. with White Drugs - Arse face / Slicker than shit

White Drugs - Unmaker

Big Black Cloud - Blackout

Arctic Flowers - Slouching toward Bethlehem

Sauna Youth - Negative obsessions

Twisted - Four

De Hoje Haele - Uden ilt

Cristio - Granito

Rrruunnnniiinnng - Always open

C.I.A. - Who cares / Death

The Lights - Deathless distances

The Young - Phoebis cluster

Bogulta - A happy new anarchy






lunedì 20 settembre 2010

Banque Allemande - The Baumarkt Nation video

Settimane fa, via S-S records, è approdato sul mio giradischi l'albume dei crucchissimi Banque Allemande. Per quanto mi riguarda, uno dei dischi più interessantemente "punk" degli ultimi tempi, vicino per idioma ed atmosfera ai Krysmopompas ma curiosamente intriso di sguaiatezza australiana. Tutta 'sta solfa per presentarvi in anteprima il video del brano che prende i Cosmic Psychos e li impala sulla Siegessäule.

Polizei.

Two bit Dezperados - Macumba para Exù 7" (Shit Music For Shit People)


(Vom) Ormai stanco di ascoltarli attraverso l'arido player di Myspace e smanioso di intercettarli nuovamente su qualche palco, giunge nelle mie mani questo splendido oggetto che coniuga vinile, artwork di lusso e gran buon gusto. Tommaso ed Angela, menti supreme dell’ottima Shit Music For Shit People, sono qui coadiuvati da musicanti di ben straordinario calibro, sempre provenienti della sgargiante orbita garage-punk sarda: Love Boat e Rippers. La riproposizione live della celeberrima “A minha menina”, la sfarfallante grafica tropicaleggiante a cura di Sylvie P. e la provenienza della fascinosa ugola di Angela però non vi traggano in inganno: non ci si trova al cospetto di semplici fanatici bahiani.

Armati di farfisa, tambourine, up-tempo ed entusiasmo corale spiazzano con una memorabile “Pretty girl”, forte di passaggi folk che richiamano alla mente i migliori The Duke and The Dutchess. Non da meno gli altri brani, liberi come sono da vincoli stilistici, attenti solo al perfetto bilanciamento del cantato femenino y masculino, intrecciato a chitarre che stupiscono. Nella conclusiva “O yes” sfocia la gioia di un piccolo grande disco che ha accresciuto il mio appetito e l’impazienza. Sapendo che i ragazzi sono proprio in questi giorni in sala di registrazione, non mi resta che contare le ore che ci separano dall’uscita dell’LP. O yes!


Contatti:

http://www.myspace.com/twobitdezperados

http://www.myspace.com/shitmusicforshitpeople

giovedì 2 settembre 2010

Ve lo meritate Capezzone!


Canadians, Il Genio e la pletora di band che sporcano il termine indie, l’entourage di pseudo fanzine che fottono soldi ad enti pubblici per colmarsi d’incenso e fare mostre su se stesse, Vitaminic, anti-Pastore perché respinti, dj-setter, puttane mediatiche che sbocchinano su web-zine, radio, web-radio, web-designers, localini, localetti, letti, riviste con e senza patina, Rollinstòn, Blow Ap e tutto lo schifoso carrozzone.

Siete parassiti, lenti a comprendere, ciechi ed incapaci.

Capezzone è una vostra proiezione!


martedì 10 agosto 2010

Aiz #3 - Gimme sopor!


A pochi giorni da una meritata pausa, prima di spalmarmi tra mari e monti, condivido una selezione docile, senza bruschi scossoni.
Ideale tappeto per una futura notte di San Lorenzo, ma mi si dice essere adeguata anche mentre si dà o si toglie la cera.

Sia quel che sia, è qua per chi fissa le stelle e non le scarpe: http://www.mediafire.com/download.php?o1ax838ba2m2zlm


Tracklist:

DIGITAL LEATHER - Kisses

SENOR COCONUT - Around the world

STEREO - Somewhere in the night

ANORAAK - Nightdrive with you

DEAD MELLOTRON - Nothing I ever imagined

BLACK MATH - High dive

BIBIO - Haikuesque (when she laughs)

DEAD MAN'S BONES - Pa pa power

TIM COHEN - Unjeweled Splendor

LUCIANO CILIO - Primo quadro "della conoscenza" da "Dialoghi del presente"

NOVOS BAIANOS - Sorrir e Cantar como Bahia

BLANK DOGS - Tin birds

LOW RED CENTER - Trace elements

THE ROSEBUDS - Border guards

DIE UNBEKANNTEN - Don't tell me stories

LED ER EST - Laredo

THE FOXGLOVE HUNT - A building collapsing

FRENCH COWBOY - Girl

SON LUX (Nico Muhly remix) - Weapons IV

ZOLA JESUS - Night

JAGA JAZZIST - All I know is tonight



mercoledì 4 agosto 2010

BURGER RECORDS - pre-ordini - CASSETTES ONLY


Ordunque, qualcuno era già stato avvisato in privé (i bagni dell'Hollywood), ma ora son pronto a scriverlo qua.
Sto per prendere in stock un po' di roba della Burger records, una delle migliori etichette rockkke americane.
Qui sotto metterò l'elenco delle CASSETTE (sì, K7) che prenderò da distribuire, con a fianco il link al gruppo.
Per quanto mi riguarda, i dischi pubblicati dalla Burger sono, nel genere, tra i miei preferiti in assoluto, anche se usciti da pochissimo. Conspiracy Of Owls è un gioiello da radio AM, così anche i Pizazz, sebbene siano più panc (e forse anche esauriti, quindi sorry). Insomma, date un ascolto e, se volete, fatemi sapere del vostro interessamento, così ne terrò conto quando finalizzerò l'ordine.

Una cassetta costerà 6 euro. In caso contrario lo farò sapere prima!


N.B. Milk'n'Cookies non lo prenderò, perché già a suo tempo distribuii la ristampa del disco + outtakes. Stesso discorso per l'LP vinilico dei C.O.O. poiché, costando un pochetto anche wholesale, sarei costretto a metterlo ad un prezzo non bello.


Grazie e forza rock!


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THE QUICK – UNTOLD ROCK STORIES cassette - http://www.myspace.com/thequickofficial

THE BEAT – 2 LIVE SHOWS FROM 1979 cassette - Vabbé, dai...

BARE WIRES – SEEKING LOVE cassette - Secondo disco da panic --->http://www.myspace.com/thebarewires - http://www.youtube.com/watch?v=Cnl4MajU ... r_embedded

CONSPIRACY OF OWLS – S/T cassette - http://www.myspace.com/conspiracyofowls

MMOSS – I cassette - http://mmoss.bandcamp.com/

CLEANERS FROM VENUS - MIDNIGHT CLEANERS cassette - Solo in trittico: http://vommytorium.blogspot.com/2010/05/cleaners-from-venus-19821984.html
CLEANERS FROM VENUS - UNDER WARTIME CONDITIONS cassette
CLEANERS FROM VENUS - GOLDEN AUTUMN cassette

THE PIZAZZ - GET OUT OF MY HOUSE cassette — (ma il boss mi dice essere SOLD OUT) --->http://www.myspace.com/thepizazzcare


Se interessati scrivere a vom (at) bam-magazine.it

venerdì 23 luglio 2010

The Vaginals - Alien pleasures



Mi scrive Maria, voce e batteria dei californiani Vaginals, coi quali in passato ha collaborato un membro dei concittadini Locust.

Ormai due anni fa mi inviò privatamente alcuni brani che finalmente ora vedono la pubblica luce. Ora mi dice: "We have some new recordings. Most of our material is web based, as mailing out hard copies is very costly and we are an independent band. We have the music priced high because we want people to only listen to it until we can find a label that might be interested in putting it out. The release date posted on that site is 6-6-06 but we actually just uploaded it last month".

Lascio a voi il giudizio, anticipandovi che già nell'ep "Live birth" avevano dimostrato di saper frullare disparate influenze, dai Residents alle Raincoats. A livello epidermico il loro rimane pop, alieno se volete, ma comunque un incanto.

Potete ascoltare il disco in streaming qua: http://vaginals.bandcamp.com/album/alien-pleasures

Se poi avete un'etichetta, fateci un pensierino, perché questa roba è tosta!

giovedì 8 luglio 2010

Ruth Veln Kiss - I was 21 yrs old and now no more CD



(Vom) “Dolore, schizofrenia, odio”, ma soprattutto dedizione, hanno prodotto una delle raccolte sonore più interessanti di quest’anno. Il periodo di riferimento è il 1998/2001 ma solo ora questo progetto trova la giusta attenzione, grazie alla meritoria ristampa ad opera della Sometimes records e Handwriting. Ruth Veln Kiss, un circa ventenne che ha composto, registrato, curato l’artwork, regalato e distribuito demotapes, con un piglio non molto lontano dall’autarchica presa di posizione di Martin Newell con i suoi Cleaners From Venus.
Solitudine ed ingegno vestiti di distorsioni sature e ritmiche da catena di montaggio. Affascinante collage di timbri cupi alla Christian Death che nel corso del disco ondeggiano tra il noise newyorkese di ormai 3 decadi fa e l’isolazionismo minimale di certa elettronica mitteleuropea. Una recensione dell’epoca recita “unica nota la registrazione da canna del gas”, affermazione che mi permetto di fare mia, stravolgendone però il senso, dato che è proprio l’urgenza di fissare questi pensieri disturbati a rendere imperdibile la poetica di Ruth Veln Kiss. Byroniano nella sua eleganza, non cala di intensità durante tutto il percorso composto da ben 29 tracce, in bilico tra ronzii rumorosi e calibrate aperture melodiche. Una proposta che, alla luce di alcuni hypes contemporanei, dimostra di avere precorso i tempi. Questa è la giusta occasione per (ri)scoprire un tassello importante che fino ad oggi era rimasto “intrappolato” in varie cassette ormai difficili da reperire.

Contatti:

http://www.myspace.com/ruthvelnkiss

http://www.myspace.com/sometimesrecords

mercoledì 7 luglio 2010

Village Green Preservation Society

Strana la vita.

Strano come un giusto assetto e concatenarsi di eventi predisponga ad un ascolto più aperto e consapevole.

Ho innaffiato l'orto, orgoglioso delle mie pesche, fagiolini e, soprattutto, dell'insalata e dei fiori.
Apparecchiato il tavolo in giardino, mi son preparato tortelli verdi con burro e pepe verde. Di secondo olive, insalata e pomodorini dell'orto. D'accompagnamento una mezza bottiglia di chianti dei conti Serristori. Nel mentre:


Ed ora vorrei essere suddito di sua Maestà per poterla votare. Martin Newell è Cleaners From Venus. Qui prodotto da Andy Partridge. Brilla fino a far male.

Grazie a tutti. Grazie chianti. Per un'ora ho finto di dimenticarmi dei titoli odierni dei giornali.



lunedì 5 luglio 2010

FRAMAX records presenta il 7" dei LARSEN


a cura di VOM



Larsen, da Ferrara, ma se mi fossi imbattutto in questo 7” senza saperne nulla, avrei potuto dire Gizmos, da Bloomington. E’ imbarazzante spendere parole per un disco che ti ha colpito come una badilata sul pomo d’Adamo. Il rischio di far la figura della scolaretta innamorata è grande, ma io il pudore l’ho gettato ai porci anni or sono, quindi eccomi qua. Uno dei migliori 45 giri da eoni a questa parte e se qualcuno desidera confutare questa affermazione, lo invito a dirimere la questione tramite un torneo di schiaffo del soldato.
E' la copertina stessa a trarre in inganno, affine all’anti look dei Rotters e altre antiche bande scalcinate che per comodità chiami punk, ma in verità sono un vasi colmi di disagio. “Calcutta” investe con percussioni chitarre grattuggianti, saliscendi di rantoli vocali e la sensazione di essere stati catapultati in qualche discarica dove la fedeltà del suono è al servizio dell'urgenza. Coraggio ed idee gettate a piene mani in una canzone che è già uno dei miei riempipista estivi. Oltre la siepe, il buio: “Boo Radley” è Texas malsano o l’Emilia dei margini e dell’abbandono, che coincidono. Ce li si immagina sudati e malvestiti nell’angolo di un Indipendent Worm Saloon, accerchiati dalle altre realtà che fanno ribollire le cantine ferraresi: O’Style, l’etichetta di Janz (Impact, Sorelle Kraus, Bankshot) ed Euge aka mrs.Kansas (Sorelle Kraus, Hell Toupé) attorno a cui gravitano esseri interessanti, tra cui gli eccellenti Captain Nemo, che con i Larsen condividono alcuni membri (fossimo alle elementari a questo punto sarebbe esplosa una risatina maliziosa).
Questo sfoggio di passione e talento ha attirato l’attenzione di Frabbo (Tunas) e Max, i quali, con gran sprezzo del pericolo, hanno fortissimamente voluto stampare il 7” di cui sopra, fondando una nuova promettente etichetta: FRAMAX. Di queste e molte altre cose ho discusso con il buon Frabbo.

Una volta arrivati in fondo all’intervista, non perdete tempo ed ordinate questo perla o tra 20 anni ve ne pentirete.



2010. La situazione socio-politica è in bilico tra il burlesque e la sigla iniziale di Ken Shiro. In mezzo a tutta la merda che siamo costretti a mangiare e respirare, dove avete trovato la voglia di perdere soldi con un'etichetta? Alcuni già conoscono bene te e la tua possente ugola (anche se detta così ti faccio passare per la Linda Lovelace emiliana), mentre altri probabilmente ignorano. Piccola presentazione dell'etichetta. I padri-padroni. Il nome. Quando. Come. Un fiorino.

Innanzitutto non faccio deep-throat nemmeno con i bastoncini di liquerizia. L'etichetta è il frutto della voglia mia e di Max (anche lui dedito a strapazzare chitarre e quant'altro) di inflazionare il mercato con la roba che ci piace e che, spesso, non trova altri sbocchi. FRAMAX è la fusione dei nostri nomi… non è uno scherzo, è davvero così. Il fatto che siamo due teste agli antipodi, sia per gusti musicali che per altro, sembra sia un discreto punto di forza. La decisione è avvenuta dopo un concerto dei Capt. Nemo, che in futuro ci piacerebbe produrre; il perché viene da sé: siamo dei ganzi e produciamo bands ganze, mi pare automatico.

Al di là dell'ovvia motivazione che nasce dall'ammmore scervellato per la musica e quindi immagino anche per i Larsen, se avete deciso di intraprendere questa missione suicida siete o ottimisti o masochisti. Posto che il 7" è meraviglioso e me lo tengo nelle mutande dal tanto che mi arrapa, quali credete possano essere le prospettive per un'etichetta come la vostra, in una nazione come la nostra?

"Prospettive? Un càz!" (A.Mingardi) Francamente di prospettive non è che ce ne siano molte, anzi, non ci pensiamo nemmeno, o almeno ci proviamo. Questo potrebbe essere pure l'ultimo nostro prodotto, l'importante è che siamo contenti noi e coloro che vengono prodotti. L'unica cosa che ci preme è fare cose che per noi abbiano un valore vero, perché fare dischi non è proprio gratis, e di farne alla brutto dio non ne abbiamo proprio voglia.

Impacchettare, spacchettare, far code in posta, litigare con la dogana, scambiare con altre etichette, farsi inculare da stampatori di vinili uzbeki (gli stampatori, non i vinili), fare banchetto, parlare ai dementi che si avvicinano al banchetto chiedendo sconti, rispondere ad altrettanti dementi che disprezzeranno su una qualche board le vostre uscite... E' un mondo difficile. Avrete le forze per resistere?

Francamente no, ma mi verranno. In qualche modo proveremo ad affrontarlo, e se non ce la facciamo, amens. Non ce lo ordina il dottore, tanto meno il maresciallo.

Se ne hai voglia, puoi riassumere come è nato il vostro primo figliuolo? Dall'invaghimento per i Larsen alla stampa vera e propria. Quando mi hai consegnato il 7” mi hai parlato di 203 copie, timbrate a mano...

Bè, avevamo in mano le registrazioni nuove dei Larsen, e, dato che avevamo consumato i loro due cd su O'Style, ci siamo chiesti se non fosse davvero la bomba per iniziare. Abbiamo beccato la fabbrica buona (ed economica), abbiamo ovviamente puntato al risparmio più becero in favore del buon vecchio lavoro manuale, che costa sicuramente di meno e che fatto in compagnia è sempre meglio che deprimersi. I Larsen poi erano già amici nostri, quindi alla fine lo si può considerare un lavoro comunitario, in quanto loro lo hanno seguito da subito… poi le copie in realtà sono 200, ma ce ne sono arrivate 203, quindi non ci si scaraccia su. Vorrei spendere due parole sui Larsen: sono ganzi, sono potenti e sono mille volte meglio del solito gruppo pènk che scassa i maroni con i soliti due accordi. Non che loro ne facciano mille di più eh, però... Comprate il loro disco così loro vanno su MTV e noi possiamo fare altri dischi. Ammesso che valga la pena farne altri.

I Larsen li ho visti dal vivo una sola volta e mi fecero una buona impressione, anche se furono un po' prolissi. Il 7" invece è proprio bello lucido in quanto ad intenti e la registrazione cessofonica dona quel sapore killed by death che adoro. Ora non ce l'ho sotto mano, ma per caso in formazione non c'è anche qualche Cpt. Nemo? Ecco, anche loro gruppo da seguire. L'e.p. è una bomba!

Bè, suonano ancora poco, è normale che siano ancora un po' inesperti, ma hanno canzoni che in questo paese pochi sono capaci di fare! La registrazione gliel'ha fatta Mauro, voce e chitarra dei Nemo, e, sì, almeno fino a poco fa entrambi ci suonavano, ora non so… I Nemo sono pazzeschi, psichedelici in un modo che difficilmente immagineresti in una città come Ferrara, e, sì, anche loro sono uno dei nostri sogni (spero non) proibiti.



E' evidente che Ferrara ti attira un tot. Oltre a Larsen e Cpt. Nemo, ci sono altre realtà in sintonia con la vostra visione e approccio (volevo scrivere attitudine, ma me ne sono vergognato per tempo). Non parlo solo di bands, ma anche etichette, collettivi, lattonieri, ecc.

A Ferrara c'è un piccolo giro e hanno tutti una visione della musica molto alla vecchia: se ne catafottono delle etichette e fanno quel che gli gira, e a noi questo piace assai. Aggiungi pure il fatto che sono capaci di tirare fuori roba interessante, ed è fatta. Un caso simile succede a Serradarce, vicino a Salerno: dei ragazzi, senza pugnette, vanno avanti in modo simile. Sono molto acerbi ma hanno la fotta giusta, d'altronde credo nessuno qua voglia fare capolavori o roba molto innovativa, solo suonare e diffondere come possono e come sanno. Per chi vuole saperne di più: http://www.myspace.com/u40garage

Tu hai una certa esperienza del sottobosco italico, nel quale da parecchio tempo sguazzi assieme ai Tunas (e Captain Jack & The Tunas). Quali sono gli aspetti più deplorevoli in cui solitamente rischia di imbattersi un gruppo e, di riflesso, un'etichetta?

Mah, non è che abbia tutta quest'esperienza in realtà, ma ho imparato che le etichette "grosse" non son tutte una merda, e che a volte troppe aspettative rischiano di uccidere il divertimento. Se certe cose non le tocchi con mano non ci puoi arrivare!

Se non sbaglio mi pare di aver letto che sei un fortunato possessore di "Abbiamo pazientato 40 anni. Ora basta!" dei Disciplinatha. A quando una ristampa via Framax? Quali sono altri vostri sogni bagnati, Captain Nemo a parte? Italiani, stranieri, uomini, donne, bestie, ibridi...

Eh, lascia perdere, che ho un amico (che tu conosci) che se glielo proponessimo andrebbe di testa! Riguardo ai sogni proibiti si fantasticava riguardo a proporre una roba ai Ganglians, oh, non si sa mai eh... comunque eviterei per scaramanzia il discorso, in fondo siamo alla prima uscita… se ci saranno sogni proibiti te ne accorgerai...

Contatti:
http://www.myspace.com/larsen0000
http://www.myspace.com/framaxrecords

venerdì 2 luglio 2010

Compilation agreste aka Musica per languidi trattori


E' provato che quando il termometro tocca i 35 gradi e si è intenti a solcare la campagnia in macchina, l'autoradio ha poteri taumaturgici al pari di una bottiglietta di cedrata Tassoni.
Sarà il sudario che ci avvolge, il gomito fuori dal finestrino, il sole che abbaglia, sarà quel che sarà, ma ogni tanto un bel viaggetto virato Radio AM è un toccasana.
Languori west coast, sghiribizzi folk e ruffianerie iper-pop. Ciò troverete in questa compilation agreste che, a dispetto delle sonorità, non sogna affatto la California.
Un omaggio alla mia Emilia ed ai trattoristi scassamaroni che tutte le mattine mi fanno arrivare tardi al lavoro.


Scaricate qua: http://www.mediafire.com/download.php?nnmxnh0oyjd


Tracklist (file non numerati perché lo shuffle è d'obbligo)

Bee Gees - Turn Of The Century

Cheek - Leave My Heart Alone

Circo Fantasma - Sex Beat

Droogs - Mad Dog Dreams

Earth Quake - Goodbye California

Flying Color - It Doesn't Matter

Fotomaker - Where Have You Been All My Life

Graham Nash - On The Line

Hilly Michaels - U.S Male

Jack Lee - Any Day Now

John Stewart And Buffy Ford - Nebraska Widow

Lee Hazelwood & Nancy Sinatra - Summer Wine

Long Ryders - Two Kinds Of Love

Mama Cass Elliot - Make Your Own Kind Of Music

Mojave 3 - In Love With A View

Sundays Best - The Californian

The Dutchess & The Duke - Reservoir Park

The Neighbours - Hole In Your Life

The Thrills - Big Sur

Thunderclap Newman - Something In The Air

Tim Lee - Back To The Attic

Todd Rundgren - I Saw The Light

Wilie Nile - It's All Over

Zumpano - Brocca's Ways

giovedì 24 giugno 2010

Hjernespind, alzati e cammina!


Sembran passati secoli da quando scassavo i maroni a mezzo mondo con la Kick N’Punch e le sue prelibate pubblicazioni. Tommas, già Gorilla Angreb, A.P.A. e 50% della K'N'P, nel frattempo ha ampliato la propria famiglia e aperto un negozio di dischi a Copenhagen, riuscendo anche a dedicarsi alla sua (ormai non più) nuova etichetta: Hjenerspind.
Delle sue prime uscite alcuni di voi già sanno, dato che probabilmente le comprarono da me che le spacciavo (Dansetten, Asbest, un 7” dei Gorlla Angreb, Arrigt Antræk et cetera). Con la fine dei Gorilla Angreb & co. però qualcosa si perse. L’intesità di quelle bands pare aver abbandonato la K-Town. Tommas dedicò infatti la propria attenzione a gruppi discreti ma che sinceramente non mi hanno mai entusiasmato, come ad esempio gli osannati Cola Freaks.
Insomma, dopo un periodo per me non esaltante, la Hjernespind riprende ora vita con una sfornata di novità interessanti, nonché ristampe fondamentali per chi all’epoca non fu accorto.

L’ultima fatica della label è l’ottimo LP dei De Høje Hæle, punk rock scarno che può piacere a chi ama X (americani) tanto quanto i Pack con filtro danese. Poco prima era stato il turno del 12” dei Lokum, già conosciuti grazie allo split con i Gorilla Angreb e al brano contenuto nella compilation “København I Ruiner”, dell’ormai lontano 2003.
Da citare, tra gli ultimi lavori made in Hjernespind, anche la fondamentale ristampa degli HUL, hardcore cupo e deprimente, tra le meglio cose uscite dalla capitale danese.
In un futuro speriamo non remoto toccherà ad ulteriori riedizioni: una raccolta degli Amdi Petersen Armé (con inediti), City-X (uno dei gruppi culto del punk danese degli anni d’oro), Young Wasteners (doppio LP che conterrà il disco, il 7” e degli inediti), Nukketeatteri (band hardcore finlandese dei primi anni 80)…
Insomma, dalle ceneri del Gorilla qualcosa ricomincia a muoversi, seppure sotto forma di reissues e riesumazioni.
Se invece siete curiosi di ascoltare la nuova creatura hardrocciosa di membri ed ex membri di No Hope For The Kids, G. Angreb, Village Idiot e Hjertestop, allora cercate il 12” dei Moonless. Io ancora non l’ho trovato, quindi se vi capita tra le mani, fate un fischio.


Contatti:

http://www.hjernespind.com/

http://www.myspace.com/dehjehle

lunedì 21 giugno 2010

Rollercoaster - Unfinished business - CD ep



(Vom) Dall’Italia fuggono cervelli, mani, piedi ed ugole, quindi non mi stupisce che anche Matteo Perra dei Rollercoaster, forte delle sue qualità detroitiane, abbia trovato rifugio oltreoceano. In fondo ha ragione su più livelli: i come on della Motor City danno diritto ad un passaporto r’n’r trasversale, che deve essere vidimato negli States (oppure a Perth, se si preferisce l’altro emisfero), soprattutto quando la propria terra natia schifa i profeti.
Dopo anni di fuzz e wah wah, i nostri tornano con un ottimo e.p., registrato nella torrida e tremebonda California. Se sulle spalle di “Change is due” e “Between seeing and not seeing è appoggiata la mano benevola di Ron Asheton, i momenti che più scuotono il cuore sono “Soul on fire” e la conclusiva titletrack. Quello che è propriamente detto proto-punk slitta di una decade e proietta ombre di Gioventù Sonica, per poi balzare nuovamente indietro, nell’acido texano dei 60’s.

Chi ha amato il risorgimento garage punk negli anni 80, non potrà che commuoversi con “Unfinished business”: vibrante dei migliori momenti paisley che si possano immaginare, ma, quando la mente è ormai adagiata su languidi lidi che risuonano lontanissimi dai nostri, ecco sorgere dal profondo degli ampli un organo figlio del progressive italico... ed è tripudio. Una traccia che è uno scintillante biglietto da visita. Una band che sarebbe sciocco lasciarsi sfuggire.


Contatti:

http://www.rollercoastertheband.com/

http://soundcloud.com/agiantleap/sets/rollercoaster-unfinished-business

A Woodsist compilation!


La para-darkettona e talvolta paracula Woodsist arriva al "traguardo" della compilation/sampler. Tra le tante bands ed etichette che oggigiorno si fregiano del titolo mega-hype di “newyorkese”, Woodsist e il suo roster sono quantomeno fedeli ad un’estetica ben precisa, nonché piuttosto attenti al livello qualitativo delle produzioni. “Welcome Home / Diggin' the Universe: A Woodsist Compilation” darà modo a chi non segue l’etichetta di farsi un’idea di alcuni dei suoni proposti.
Assieme a nomi già ben collaudati quali Fresh & Onlys, Moon Duo e Woods, il disco conterrà anche una traccia solista di Alex Bleeker dei Real Estate, assieme ad altre chicche orbitanti attorno ai pianeta Punk-ma-non-troppo e Faccio-folk-stralunato.



Data di pubblicazione: 20 giugno, solo su vinile e cassetta.

Lato A:

1. Woods "I'm Not Gone"
2. Run DMT "Richard"
3. White Fence "The Love Between"
4. The Fresh & Onlys "Heel.Toe."
5. The Mantles "Bad Movies"
6. Skygreen Leopards "Catch"
7. Alex Bleeker "Gettin By"

Lato B:

1. Moon Duo "A Little Way Different"
2. City Center "Box of Rain"
3. caUSE co-MOTION! "Over You"
4. Art Museums "Darling Are You Out of Your League Again"
5. Nodzzz "Old Clothes"
6. Ducktails "Sun Out My Window"



http://www.myspace.com/woodsist

http://woodsist.blogspot.com/

martedì 25 maggio 2010

Cleaners From Venus - 1982/1984


Chissà quante volte e con che intensità avremo ancora l’opportunità di stupirci riesumando reperti inestimabili. Come al peggio non v’è fine, per una sorta di divina legge compensativa, così pare essere per le grandi opere con le quali questa buffa umanità ha lastricato acqua e terra. Negli ultimi anni è una continua parata di mastodontiche reissues, i sarcofaci sono spalancati ed è una goduria imbrattarsi di polvere di mummia! Un sollievo, in un’epoca in declino.

Possiamo reputarci fortunati, dotati come siamo di una memoria così corta che ci permette di godere di volti, frasi e melodie come fossero di volta in volta inedite, assemblate con note inaudite, neologismi spropositati e lineamenti sconosciuti. La ragione conosce il vero, perché forse tutto è stato detto, ma mi piace illudermi. Così anche questo ritrovamento ha un che di palingenetico, rinnova la fiducia, l’amore per il talento sommerso.

Cleaners From Venus, creatura incantata di Martin Newell, prolifico musicista inglese che dai primi anni 70 ad oggi pare essersi immolato sull’altare delle armonie stupefacenti.

All’inizio della sua carriera alle prese con il glam assieme ai Plod, poi dedito al prog fortemente pop dei Gypp. Con la fine degli anni settanta, in pieno punk rock e derivati, mette in piedi gli Stray Trolleys, che più di un punto in comune avevano con il neo-modernismo di Jam e compagnia.
I dischi, pardon, le cassette di cui stiamo parlando però nascono dalla sua collaborazione con il batterista Lawrence Elliott, assieme ad altri elementi fluttuanti che compaiono ad intermittenza. Il triennio che ci interessa va dal 1982 al 1984, durante il quale Martin, con il monicker Cleaners From Venus, scrive, suona, produce e distribuisce sei cassette, tre delle quali, con un ritardo di 20 anni, sono diventate uno dei miei ascolti più assidui. Il merito è della Burger Records, etichetta americana solitamente dedita a sonorità più lo-fi garage punk, ma che evidentemente cova interessi eterogenei, tanto che ha ristampato le tre opere, optando per un approccio filologico: cassette erano e cassette sono, riproducendo fedelmente le copertine disegnate a pennarello da Martin stesso. Appoggiate sullo scaffale si mimetizzano in mezzo alle altre TDK e Sony con i titoli scritti a biro, pocciati a pastello oppure – c’erano maniaci che lo facevano, giuro – battuti a macchina. In ordine cronologico “Midnight cleaners”, “In the golden autumn” e “Under wartime conditions”. Copertine, titoli e note dei primi due album rigorosamente casalinghi, tratto-pen d’ordinanza e feeling da Postcard Records. Non è vero che un libro non lo si può giudicare dalla copertina. Ben evidenziato si legge NO RIGHTS RESERVED – If you have money, buy it; if you don’t, copy it; if you do copy it write to…

Non è un vezzo d.i.y. questo atteggiamento anti-copyright e di bassissimo profilo. Martin, infatti, rimase scottato da precedenti esperienze in cui si era trovato prigioniero della grettezza di una major label; da allora decise di seguire tutta la filiera delle sue creature musicali, dalla composizione alla distribuzione, cosa che relegò a lungo i suoi dischi in un aureo limbo; per distribuzione, parlando dei Cleaners From Venus di quegli anni, si intende Martin in persona che giornalmente duplicava cassette, preparava pacchetti e li spediva via Royal mail. In pratica “Xerox music” dei Desperate Bicycles si fece carne. Cut it, press it, distribute it / Xerox music's here at last.


Impossibile scindere i 3 dischi in questione, senza fare un torto ad un genio che si può amare veramente solo attraverso la fruizione organica del suo percorso. Nei passaggi e tracce che scandiscono il trittico si trovano le molte facce del post punk inglese, riflesse nell’eleganza pop che solo alcuni gruppi della perfida Albione sono riusciti a dipingere. Gusto eccelso per la rifinitura talvolta barocca, un umorismo grottesco affine ai Monty Python, un approccio vittoriano a quelle che sono le rovine del punk. Dukes Of Statosphere e quindi i Kinks di “Village Green Preservation Society”, Tv Personalities e Scrotum Poles. Un viaggio tra chitarre inconfondibilmente 80’s, jangle come non mai, batteria o drum machine che ricordano le 200 lire nei jukebox, synth e pianoforti che toccano il top of the pops in “Wivenhoe bell II”. Se “A holloway person” sembra opera dei Go-Betweens, “Hand of stone” è uno stralunato tributo a Bo Diddley.

Martin, una figura complessa che è riuscita a creare una crepa nell’immaginario musicale dell’epoca. Approcciarsi alle sue creazioni è anche addentrarsi nel ventre molle dei primi anni 80, in cui schegge impazzite, rigettate dall’industria musicale, intasavano le buche della posta di mezzo mondo. Francobolli rivestiti di colla Pritt, uno dei trick che andavano per la maggiore.

Lucidamente consapevole del suo status di outsider, Martin scrive una ballata per Syd Barret, incastonandola in un disco che si apre con un esperimento che fonde il primo hip hop, l’emergente danceteria della Hacienda e la brillantezza degli XTC. “Summer in a small town”, una cartolina dai sobborghi in cui si muovono il factory boy, la Marilyn on a train e, in fin dei conti, a fool like you.



sabato 15 maggio 2010

AIZ #2 - Fashion is danger!



Fashion is danger!

Roba seria e à la page!


Tracklist:

- LA MACINA

- GIL SCOTT-HERON

- LAFAYETTE AFRO ROCK BAND

- DYLAN ETTINGER & THE HEAT

- CUMBIA EN MOOG

- PONY BRAVO feat. Malcolm X

- EMILIO JOSE'

- CLEANERS FROM VENUS

- SYLVAIN CHAUVEAU feat. Lenin

- VIDEO SEX 84

- JUDY ONGG

- AUSGANG VERBOTEN

- RUTH

- STEPHAN EICHER

- PUERTO RICO FLOWERS

- TAMARYN

- COCTEAU TWINS

- GOOGOOSH feat. John Fitzgerald Kennedy

- ULTRAVOX


Scarica il mixone e gira la moda: http://www.mediafire.com/download.php?y0jzymqcqxk