mercoledì 4 novembre 2009

Newclear Waves / Opus Finis 7" split (Mannequin)

(Vom) Negli anfratti cupo-sperimentali, quelli in cui è sempre in auge la fascinazione per le raffigurazioni tardo medioevali o postnucleari così come per lo straight edge marziale delle grandi tirannie, il synth non manca mai di riscuotere successo. Onde sonore così quadrate da sembrare cubiche, voci stentoree, perlopiù filtrate e lasciate correre attraverso in microfono in maniera declamatoria, un annuncio funebre alla nazione che ondeggia sotto al palco. L’Europa, per motivi più che ovvi, negli anni 80 ha generato orde di post-punk cibernetici che si trastullavano con la morte e con i transistors. Come in ogni ambito c’è chi ha lasciato tracce meravigliose della sua esistenza come i tedeschi Der Plan, e chi ha seguito la new-onda. Ormai però l’onda rischia di apparire decrepita, anche a causa dell'invasione di formazioni che si limitano ad eseguire un compito pedissequo. Il progetto ro(bot)mano Newclear Waves non è certo sgradevole, ma nulla aggiunge e soprattutto nulla lascia, pur dopo ripetuti ascolti. Un po’ più dinamici invece gli americani Opus Finis, che hanno dalla loro un piglio più Suicide. Risparmiate i soldi per qualche uscita più succosa.


Contatti:

http://www.myspace.com/newclearwaves

http://www.myspace.com/opusfinis

martedì 3 novembre 2009

Diluvio - Senzaombrello - CD


(Vom) Dopo l'assaggio concessoci mesi fa, i Diluvio pubblicano “Senzaombrello”, tredici schegge che, correndo forsennatamente, tengono fede alla prima impressione positiva. Sberle a destra e a manca; sotto i loro colpi cade la società dei consumi così come la tanto sbandierata scena: “mille stronzate in rete e non hai ancora detto niente”.

Davanti a dischi del genere è doveroso parlare di due differenti piani di lettura. Da una parte quello che necessariamente entra in collisione con le orecchie ed i muscoli dell’ascoltatore, la musica e l’impatto che ne consegue, la potenza dell’insieme o l’abilità compositiva, la sintonia d’intenti che traspare dai testi. Dall’altra l’humus dal quale questa orchestrazione sonora fiorisce, l’intenzionale presa di posizione etica e politica in senso lato. I modi, il vocabolario, i costrutti scelti in funzione di un’idea, costruttiva o distruttiva essa sia. Questo è da sempre il plus valore che fa sì che anche opere non strettamente memorabili assumano, grazie al loro complesso sistema di significati, un peso che è d’obbligo caricarsi sulle spalle. Tocca a noi dare supporto, prenderci carico di un messaggio ai più scomodo, che nella fattispecie utilizza l’hardcore cupo e rancoroso come veicolo. Da questo punto di vista l’album dei Diluvio ha un peso specifico a cui molte formazioni hc/punk nostrane dovrebbero tendere, lontano dagli slogan di certa destra, certa sinistra, certo centro, certo anarchismo, certo qualunquismo. La bandiera issata è quella del riscatto attraverso l’insofferenza e l’odio, parola che perfettamente pone il sigillo in chiusura.

Se cercate semplice musica che vi rimanga impressa sconvolgendovi la vita, questo scroscio di tupatupa non fa per voi. Se invece desiderate un monolite che assorba la luce senza rifletterla e che faccia da colonna sonora al vostro malcontento, allora non attendete oltre e scucite gli euro.

In fondo, come i Colle Der Fomento, i Diluvio “flippano solo hardcore”.


Contatti:


http://www.myspace.com/senzaombrello



Suinage - Videoclip di "Chump"

Nuovo sfavillante video dei Suinage, alle prese con "Chump", pezzone contenuto qui!

The Last Rapes of Mr. Teach / Movie Star junkies 7"

(Vom) Per una volta lasciatemi cominciare dalla fine. D'altronde la fine non è la fine, dicono gli urlatori, ormai quieti e non più alla sbarra come quelli di Fulci. Lee Hazelwood, mai troppo compianto poeta moderno, accompagna la puntina verso l’ultima corsa. E’ “Sand” la sabbia con cui i Movie Star Junkies giocano; “Sand”, uno castello di jingle jangle che Lee e Nancy Sinatra ci hanno regalato 40 anni fa e che i torinesi restaurano con l’utilizzo di elettronica dalle onde quadre, fruscii sinistri e aromi alla Jussuf Jerusalem, mantenendo inalterato il duetto xy / xx. Il dessert di questo 7” è prelibato e perfettamente in sintonia con il resto delle portate. Prima di arrivare alla spiaggia però è la “Northern light” a risplendere, pur con la sua tetra gioia da sbronza post funerale. I Dead Brothers sono morti, ma i Junkies hanno una forma smagliante.

Si volta la faccia e ci si imbatte in “I don’t mind”, ennesima prova che i francesi Last Rapes Of Mr. Teach sono un gran gruppo, capace di utilizzare una gran varietà di ingredienti. Più voci, tenute a galla da schiaffi di chitarra ed un basso degno dei Fall, ripetono sgolandosi che “a loro non importa”, ma è evidente il contrario. In questi solchi hanno buttato l’anima e l’iniziale “Peanuts”, eccitante quanto l’isola di Encanta visitata dai Pixies, lo dimostra senza ombra di dubbio. Me voy! Me voy! Me voy!

Contatti:

http://www.myspace.com/thelastrapesofmrteach

http://www.myspace.com/moviestarjunkies

giovedì 29 ottobre 2009

Zola Jesus - Clay Bodies video

Video di "Clay Bodies", una delle canzoni migliori del primo album di Zola Jesus, pubblicato dalla Sacred Bones.

lunedì 26 ottobre 2009

The Acid Eaters - S/t - CD-ep (Autoprodotto)

(Vom) Tabula rasa. Negli ultimi anni la malasorte, le siringhe spiritose e malattie infami stanno inesorabilmente annientando una generazione newyorkese che ci ha lasciato un patrimonio culturale inestimabile. A questa generazione, ormai più dead che blank, sono devoti gli Acid Eaters. Il nome scelto non vi tragga in inganno, poiché non siamo al cospetto dell’ennesima band che scimmiotta i Ramones. L’ispirazione dichiarata è ovviamente quella, ma i cinque ragazi della provincia di Cremona hanno saggiamente ampliato i loro orizzonti, rimanendo comunque fedeli all’orbita del Cbgb’s e Max’s Kansas City.
L’iniziale “Let’s take a trip” setta fin da subito la velocità di crociera su battiti che ricordano molto più il live del 1979 degli Heartbreakers che il “Loco live” dei finti fratellini. Rock’n’roll e riff caldi come un bel paio di cosce, o, se preferite, proto-punk di quello che ci è stato tramandato dalle Bambole di New York. Qua e là affiorano soluzioni melodiche che riaggiornano il panorama pop punk, ma senza mai cadere nella trappola del miele a buon mercato. Sei brani in tutto, i cui primi cinque spiccano per piacevolezza. Merita una menzione speciale la bellissima voce di Mike, il quale, in “Johnny Boy” - complici i cori - scala vette sopra alle quali i Barracudas piantarono una salda bandiera. Una bellissima rivelazione.

Contatti:

http://www.myspace.com/theacideaters

Wild Zeros – S/t – 10” (Frantic City)

(Vom) Torna la fidata Frantic City assieme ai Wild Zeros, selvaggi francesini che ho già elogiato sulle pagine fisiche di Bam! Magazine. A questo giro il formato si è espanso di ben 3 pollici, rispetto all’ottimo 7” d’esordio, per meglio accogliere dieci brani che rivangano territori già concimati da Infections e Mummies. Le coordinate garage-punk sono quindi immutate, e, nel caso doveste avere dei dubbi, nel lato B trovate due cover – piuttosto scontate, invero – ben eloquenti: “I can only give you everything” e “I never met a girl like you before”.
Invariata anche la foga e la sporcizia a base di farfisa e fuzz, le loro armi vincenti con le quali prendono le distanze sia dai garagers ortodossi sia dai neo minimalisti post-punk. Tutto sommato un disco piacevole, rabbioso e ricco di “storia”. Duole però constatare che, se sulla breve distanza i Wild Zeros lasciano una scia infuocata, lungo il percorso di questo mini-lp l’attenzione non sempre rimane desta. Un discreto 10” per gli orfani della distorsione e per chi non ne può più dei gruppi con i muscoli atrofizzati. Limitato a 300 copie.

Contatti:

www.myspace.com/wildwildzeros

http://franticcity.free.fr